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Il corso era dentro l’iframe di qualcun altro

Prima di noi c’era un’agenzia. Il problema non era quello che faceva: era che nessuno riusciva più a dire cosa stesse facendo.

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Cliente
Pasta Class Florence
Settore
Corsi di cucina, Firenze
Anno
dal 2026, in corso
Impianto
WordPress · WooCommerce · WPML · Rezdy
Servizi
Sviluppo · SEO tecnica ed editoriale · Advertising · Report mensile
Chi ci ha lavorato
Filippo e Gabriel

Segnaposto: prima di pubblicare va confermato con Michele. Qui si racconta anche com’è andata con chi c’era prima: il testo parla di cosa mancava, non di chi era, ma va comunque letto da lui.

Il problema

Il sito era seguito da un’agenzia. Il referente però cambiava ogni pochi mesi, e con lui si azzerava quello che sapeva del progetto: niente struttura, niente continuità, e un modo di comunicare che lasciava il cliente a indovinare.

Soprattutto, niente dati. Nessuno poteva dire se una cosa avesse funzionato, perché non c’era il numero per dirlo. Il lavoro poteva anche esserci stato: quello che mancava era il modo di accorgersene.

Il risultato si vedeva nel sito. Il catalogo dei corsi era un iframe di Rezdy incollato dentro una pagina, e la scheda del singolo corso pure. Per un browser andava benissimo. Per Google quei corsi non esistevano: nessun titolo da leggere, nessun prezzo da mostrare in classifica, nessuna descrizione da indicizzare. Il prodotto dell’azienda era l’unica cosa che il sito non stava dicendo — e in anni nessuno se l’era chiesto.

Un cliente non deve fidarsi che il lavoro sia stato fatto. Deve vederlo.

Cosa abbiamo fatto

  1. La prima cosa consegnata non è stata una modifica al sito: è stato un modo di sapere come va. Ogni mese un documento dice cosa è stato fatto, cosa si è mosso e cosa no. È anche il motivo per cui i numeri li verifichiamo prima di scriverli.

    Invece di aggiornamenti a voce quando capita.

  2. Catalogo e scheda del singolo corso riscritti come pagine vere: titoli, prezzi, durate e descrizioni dentro il documento, dove Google e le persone leggono la stessa cosa. Rezdy resta dov’è utile, alla prenotazione e al pagamento.

    Invece di tenere l’iframe e ottimizzare la pagina intorno.

  3. Le classi online non c’erano e sono state lanciate. I popup europei hanno avuto ognuno la sua pagina — Dublino, Berlino, Amsterdam — invece di una sola pagina eventi che le nomina tutte e non si posiziona per nessuna.

    Invece di un’unica pagina «dove ci trovi».

  4. Gli articoli c’erano già, sparsi e senza un disegno. Rimessi in ordine e messi sotto un piano editoriale: si scrive su quello che le persone cercano, non su quello che viene in mente il lunedì.

    Invece di continuare a pubblicare e sperare.

  5. Struttura, dati strutturati, indicizzazione, velocità, link interni. È la parte che non si vede e senza la quale tutto il resto lavora al minimo.

    Invece di partire dai contenuti e sistemare il tecnico dopo.

Il passaggio di mano

  1. Filippo Sviluppo e SEO

    Riceve un sito che vende corsi senza pagine dei corsi, e nessun dato per sapere come sta andando.

    Consegna pagine vere per ogni corso e ogni città, un blog con un piano, le fondamenta tecniche — e ogni mese un report che dice cosa si è mosso.

  2. Gabriel Advertising

    Riceve pagine di destinazione che esistono davvero: una per corso, una per città, invece di mandare tutti in home.

    Consegna Da completare: le campagne e i numeri li porta lui.

Segnaposto: la riga di Gabriel va riscritta con quello che ha fatto davvero e con i suoi numeri.

Cosa c’è adesso

  1. Ogni mese

    un report che dice cosa è stato fatto e cosa si è mosso

  2. 3 città

    con una pagina propria: Dublino, Berlino, Amsterdam

  3. Classi online

    in catalogo, dove prima non c’era niente

Segnaposto: qui ci sono le cose fatte, non i risultati. I numeri si aggiungono quando ci sono — le campagne le porta Gabriel.

Cosa ci ha insegnato

  1. Il lavoro che non si vede è lavoro che il cliente non sa di aver pagato.

    Non se n’è andato dall’agenzia di prima perché sbagliavano tutto. Se n’è andato perché nessuno riusciva a dirgli cosa fosse successo, e ogni pochi mesi doveva rispiegare la sua azienda a una persona nuova.

  2. Un sito che risponde 200 non è un sito che sta bene.

    I corsi dentro l’iframe si vedevano benissimo aprendo la pagina. Erano invisibili solo a chi decide chi si posiziona. È il tipo di guasto che resta lì per anni proprio perché non somiglia a un guasto.

  3. Prima verificare, poi dire.

    Se ogni mese consegni un documento con dei numeri, quei numeri devono reggere. I tool di posizionamento stimano il traffico dalle posizioni, non contano i click: dove divergono da Search Console, è Search Console ad avere ragione.

Questo lavoro nasce dal servizio Sviluppo

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